Laudomia Bonanni giornalista


È copiosa la produzione giornalistica di Laudomia Bonanni, con circa mille tra articoli ed elzeviri di terza pagina che spaziano nell’arco di trentasette anni di storia italiana (1948-1985). Nel 1948 iniziò una lunghissima collaborazione, quasi quindicinale, con Il Giornale d’Italia,  che in parte segnò la storia di questo quotidiano, e che durò sino alla fine degli anni Settanta. Dal 1961 la troviamo contemporaneamente in un’altra gloriosa testata, Il Gazzettino di Venezia, rapporto che durò fino a metà degli anni Ottanta. Altro giornale che ospitò in continuità i suoi elzeviri fu la Gazzetta del Popolo di Torino. Ed ancora: Il Resto del Carlino di Bologna, Il Giornale di Napoli, il Roma pure di Napoli, Il Giornale dell’Emilia, La Gazzetta di Parma, L’Arena di Verona, Il Tempo di Roma, Il Corriere della Liguria, Il Corriere della Sera di Milano, Il Tirreno di Livorno, Il Giornale di Brescia,  Il Giornale di Vicenza,  L’Unione sarda.
Non sono mancate collaborazioni a giornali di lingua italiana all’estero, come Il Risorgimento  di Buenos Aires e Il Popolo Italiano di Philadelphia. E ci sono i periodici, tra i più prestigiosi  della cultura nazionale: La Nuova Antologia, Il Ponte, La Fiera letteraria, Dimensioni, Pagine Nuove, Oggi e Domani.
Questa continua ed ampia presenza (risolta in modo netto alla metà degli anni Ottanta da una precisa volontà d’interrompere ogni rapporto la carta stampata) costituisce la testimonianza più autentica della consacrazione della Bonanni ad una forma letteraria, l’elzeviro di terza, che raggiunse nel Novecento livelli sofisticati di scrittura giornalistica attraverso i maggiori protagonisti del tempo (a cominciare da D’Annunzio, Ojetti, Cecchi, Cardarelli),  schiera a cui la Nostra a buon diritto si inscrive. Nella difficile classificazione dei pezzi giornalistici di Laudomia Bonanni possono essere delineate, a grandi linee, tre ampie aree tematiche d’intervento: 1) racconti; 2) problema dei minori deviati; 3) costume e società.
     
Racconti. L’esordio giornalistico avvenne con il racconto breve Le ossa degli uomini (1948), uno degli ultimi pezzi fu I bambini del tenente (1983). In questo arco di tempo, ecco una folla di varia umanità; figure ed ambienti diversi vengono passati in rassegna a documento d’una molto ricca casistica di personaggi, le donne soprattutto, sempre al centro dell’interesse letterario di Laudomia. È qui impossibile analizzare anche sommariamente la struttura di centinaia di elzeviri, ma si può osservare che spesso ricorrono e si rincorrono temi cari alla Bonanni del romanzo: il valore della memoria, la dignità di ogni donna, l’ignoranza come ingiustizia sociale, le conseguenze della guerra, l’infanzia tradita. Nello scorrere le terze pagine dei quotidiani si fanno straordinarie scoperte: come il colloquio della Scrittrice, a quattordici anni dalla pubblicazione di Palma e sorelle, con personaggi ancor viventi che animarono questo suo libro: originalissimo esempio d’una storia che vive una sua poesia sul filo della memoria. Oppure s’incontrano elzeviri costruiti con tecniche di alta cronaca, che riportano alla tragicità della guerra, e dove sono protagoniste donne che furono testimoni oculari di fatti realmente accaduti. La prosa della Bonanni giornalista segna, negli anni, un continuo progresso: da una scrittura inizialmente provinciale passa ad uno stile asciutto, distaccato ma avvolgente, che cattura il lettore e si fissa nella sua memoria. Il narrato perviene così a collocarsi ben fuori di qualsiasi regionalismo, diventa universale: si fa scrittura di analisi e di riflessione, racconto di vita.
Minori deviati. La seconda area tematica riflette direttamente la lunga esperienza di Laudomia Bonanni come giudice onorario presso i tribunali minorili, durante la quale ebbe modo di avvicinare il mondo doloroso della delinquenza giovanile. Fu così forte l’impegno della Bonanni in questo campo, che il Ministero di Grazia e Giustizia le decretò un’onorificenza al merito della redenzione sociale per l’attività svolta a sostegno della rieducazione e riabilitazione dei detenuti, degli internati e dei minori traviati, e per l’assistenza  ai liberati dal carcere.
Nella terza pagina di vari quotidiani la Bonanni giornalista riporta, in forma sia di cronaca sia di racconto, storie di infanzia abbandonata, di ragazzi staccati brutalmente dall’età felice e dagli affetti puri, di inadeguatezze della giustizia minorile, di scompensi familiari e sociali che stanno all’origine di certe tragedie. Troviamo ragazzi di borgata con piccoli reati da riformatorio, che poi precipitano in adolescenze catastrofiche e infine si perdono del tutto a motivo di lunghe detenzioni nel carcere per adulti; adolescenti sfrontati nel cui comportamento, tuttavia, s’intravvede  un’arma a difesa dell’infanzia perduta; piccolissimi costretti a vivere in un sociale che non è fatto per loro, ma cui sono forzati ad adattarsi. «Il teppismo, la criminalità, non li hanno inventati i ragazzi, li hanno trovati. Imitano, assimilano l’ambiente e vi si conformano» (Il Giornale d’Italia, 23/02/1975). La Bonanni si rivolge sempre alla coscienza del lettore. Gli risparmia ogni intimismo patetico, ma di continuo lo provoca, ponendo gli occhi enormi del ragazzo addosso a lui.
Costume e società. Citiamo a caso: veloci ricordanze gastronomiche (puntuale la scoperta delle tipicità regionali come valore turistico); “primavere romane” (spesso brani di autentica poesia); considerazioni sull’amicizia (la facilità tutta italiana di proclamarsi amico). Ma c’è tanto altro. In questi articoli si rivela una Bonanni alquanto diversa dalla narratrice che conosciamo. La prosa si fa agile, ariosa, ironica, leggera a volte. Mai però disimpegnata, ché anzi sempre resta osservatrice acuta e puntuale di mode e situazioni, e sempre anticipatrice consapevole di temi oggi entrati nella nostra vita quotidiana. Conviene anzi spendere qualche parola sulla rara capacità bonanniana di saper leggere, nei fatti del suo tempo, la previsione di eventi futuri e l’alba di problematiche sociali il cui potenziale esplosivo era, all’epoca, del tutto insospettato. Infatti la Bonanni da pioniera, argomenti che sono oggi di lancinante attualità, e lo fece con testi precisi, bene informati, a tratti ironici, che registrano l’acuta sensibilità di un’attenta osservatrice.
La crescente simbiosi tra bambini e Tv ad esempio, con l’osservazione dello schermo già dal seggiolone (1967): così la vita si allunga e si complica fin dal principio. Il problema dei rifiuti come residui del benessere (1968): gli accumuli di ogni tipo, la necessità di incenerirli, oppure le tecnologie per ricavarne concimi (1968). La società del cemento come società del frastuono quotidiano nelle case (1969): la caldaia che si accende, il motorino dell’acqua, il battere d’un martello la domenica mattina, con le giovani generazioni che non percepiscono più i rumori: tra essi son cresciute, li hanno assorbiti, come i polmoni assorbono l’aria. Ancora: il processo scientifico-tecnologico che porterà la comunicazione a divenire sempre meno scritta; il turismo di passaggio alla “mordi e fuggi”,  che nulla lascia  nell’anima (1970!).
Impossibile annotare tutti gli argomenti. Ma ci piace riportare qui, da Il Giornale d’Italia dell’8/07/1976, la speranza che Laudomia Bonanni ci affida: «La scienza cercherà di correggere i suoi errori e la vita continuerà». (Gianfranco Giustizieri)